Nel 2011, quando tra i titoli di Stato italiani e quelli tedeschi c’era un’enorme differenza di rendimento e i Btp pagavano interessi intorno al 7% l’anno, la parola “spread” era ovunque.
Era il nemico numero uno, il simbolo del rischio di fallimento dell’Italia. Se ne parlava in ogni talk show, in ogni rassegna stampa, in ogni dibattito politico. Oggi, che quello stesso spread è sceso sotto quota 70 punti, cioè al livello più basso da fine 2009, e che questa discesa ha effetti molto concreti su conti pubblici, mutui e credito alle imprese, quasi nessuno ne parla più. Non ci sono lacrime, non ci sono scene di panico, quindi non c’è notizia. [...]
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