Mercato obbligazionario

Perché lo spread a 60 punti non è (per forza) una buona notizia per i BTP

29 Gennaio 2026 - 09:30

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Tommaso Scarpellini

Un differenziale ai minimi storici può sembrare una vittoria. Ma dietro i numeri più rassicuranti si nascondono dinamiche lente, silenziose e potenzialmente destabilizzanti.

Spread a 60 punti. La narrazione è sempre la stessa: “i mercati ci premiano”, “l’Italia è tornata credibile”, “la fiducia è ristabilita”. È diventato quasi uno slogan politico, un indicatore emotivo più che finanziario, usato come prova che le politiche economiche stanno funzionando. Eppure, lo spread non misura la salute fiscale di un Paese, non racconta la qualità della sua crescita, non valuta la sostenibilità del suo debito. Misura una relazione relativa, una distanza, un confronto tra due curve dei rendimenti, Italia contro Germania.

Quello che invece lo spread misura è il premio per il rischio relativo, cioè quanto gli investitori richiedono in più per detenere BTP anziché Bund. Se il Bund rende poco, o addirittura torna in territorio negativo, lo spread si comprime automaticamente anche se l’Italia non ha migliorato di una virgola i propri fondamentali. La distanza si accorcia perché scende il riferimento, non perché salga la solidità del debitore. [...]

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