Mancano poco più di sette mesi al voto di medio termine del 3 novembre che rivoluzionerà il Congresso, e i due partiti si stanno preparando con prospettive opposte. La tradizione (quasi) sempre rispettata è che se c’è un nuovo presidente alla Casa Bianca il suo partito è destinato a perdere molti deputati e senatori. È infatti la prima occasione a livello nazionale per esprimere un giudizio politico sull’amministrazione entrata in carica nel gennaio 2025 e i Democratici non vedono l’ora della rivincita. In palio è il controllo dei due rami del parlamento, che hanno il potere legislativo.
La Camera viene rinnovata ogni due anni in tutti i suoi 435 deputati e ciò fa di questo ramo lo strumento politico più sensibile a disposizione degli umori cangianti della gente. Il Senato, con 100 membri che durano sei anni, viene rinnovato per un terzo ogni due anni, secondo un calendario studiato per garantire ricambi più ponderati e una maggiore stabilità politica sul terreno istituzionale. [...]
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