Mentre i mercati azionari americani celebrano il loro sesto rialzo settimanale consecutivo trainato dall’euforia sull’intelligenza artificiale, il mercato obbligazionario statunitense starebbe raccontando una storia completamente diversa: i Treasury non partecipano al rally, i rendimenti rimangono ostaggio di un’inflazione che ad aprile potrebbe aver toccato il livello più alto degli ultimi tre anni al 3,8%, e il petrolio oltre i $100 al barile indicherebbe una pressione inflazionistica strutturale che le banche centrali difficilmente potrebbero permettersi di trascurare.
Se la Federal Reserve si trova oggi con le mani legate, incapace di tagliare i tassi che Trump vorrebbe e costretta ad accogliere un nuovo chairman in un contesto di massima incertezza, la trasmissione di questo stress potrebbe non fermarsi ai confini americani: lo spread tra rendimenti reali USA e quelli europei, la forza del dollaro alimentata dalla crisi energetica legata al conflitto con l’Iran, e la fragilità strutturale dei bilanci pubblici del Vecchio Continente disegnerebbero un quadro in cui il segnale obbligazionario d’oltreoceano potrebbe arrivare in Europa con effetti amplificati. [...]
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