Se Warren Buffett avesse passato la sua carriera a scrutare i listini europei invece di quelli americani, quante aziende con fossati competitivi profondi e prezzi di mercato palesemente lontani dal loro valore reale avrebbe già messo in portafoglio, e quante di queste si troverebbero proprio in quella Piazza Affari che gli investitori italiani spesso guardano con occhi distratti?
Esisterebbe un modo per individuare, anche nei mercati europei, quelle società che presentano caratteristiche simili a quelle che hanno reso celebri gli investimenti dell’oracolo di Omaha: vantaggi competitivi difficili da erodere, margini operativi stabili nel tempo, management disciplinato nell’allocazione del capitale. Eppure il mercato, oggi, sembrerebbe valutare alcune di queste società come se il loro vantaggio strutturale fosse già svanito. [...]
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