Maggio, a Piazza Affari, è il mese delle cedole. E come ogni anno l’attenzione si è spostata quasi per riflesso sui dividendi: data di stacco, rendimento, accredito, effetto tecnico sull’indice. Il 18 maggio è stato il giorno clou: 22 titoli del FTSE MIB hanno staccato la cedola nella stessa seduta, con un impatto stimato sull’indice intorno al -1,51%. Una delle giornate più ricche dell’anno per gli azionisti e, insieme, un colpo tecnico al listino.
Poi, finita l’abbuffata, il mercato cambia lente. Perché la cedola non è valore creato: quando un titolo la stacca, il prezzo si aggiusta al ribasso per la stessa cifra distribuita. L’azionista incassa, ma l’azione "pesa" meno. Ecco perché, passato lo stacco, la domanda smette di essere "quanto rende?" e torna a essere quella vera: "quanto vale l’azienda?". Su questo terreno il confronto tra prezzo e target medio degli analisti torna utile, con tutti i suoi limiti. Il target price non è una promessa: è il riassunto delle attese del mercato professionale su utili, multipli e scenario di settore. Due nomi industriali, oggi, viaggiano con un potenziale teorico oltre il 30% rispetto ai target a dodici mesi. Storie diverse, però, e conviene tenerle separate. [...]
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