Per le economie occidentali il conflitto con l’Iran ha la fisionomia ormai familiare dello shock negativo di offerta, capace di comprimere l’attività reale mentre spinge verso l’alto i prezzi. L’intensità e la durata dell’impulso inflazionistico dipendono, come sappiamo, da un intreccio di variabili (la durata delle ostilità, la rapidità con cui le imprese sostituiscono i fattori produttivi, il grado di dipendenza dei settori dall’energia, la reazione delle politiche di bilancio e monetarie).
Su tutto pesano poi le aspettative degli operatori privati, che orientano i risparmi delle famiglie, le rivendicazioni salariali dei lavoratori, la fissazione dei prezzi da parte delle imprese e le scelte di portafoglio degli investitori. Quelle aspettative svolgono insomma un doppio ruolo, perché riassumono il giudizio del mercato sui fattori che muovono i prezzi e nello stesso tempo concorrono a determinarli. [...]
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