E qui si rompe il patto fiduciario della piattaforma. Perché il collegamento non è un consenso commerciale. Accettare una persona nella propria rete non significa aver autorizzato una diagnosi lampo della propria attività. Significa, banalmente, aver aperto una possibilità relazionale. Ma per molti questa possibilità è diventata una porta automatica: appena si apre, parte lo spot.
La cosa curiosa, si fa per dire, è che tutto questo accade proprio sulla piattaforma che nelle proprie regole dichiara di voler essere uno spazio professionale. LinkedIn afferma che la sua missione è collegare i professionisti del mondo per renderli più produttivi e di successo e nelle sue policy vieta espressamente messaggi commerciali non mirati, irrilevanti, indesiderati o ripetitivi. In particolare, invita a non usare le richieste di collegamento per inviare messaggi promozionali a persone che non si conoscono. Tradotto dal linguaggio delle piattaforme: non rompete le scatole travestendo lo spam da networking. [...]
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