Non lo si sente dire troppo in giro, ma alcune delle maggiori società di gestione del risparmio al mondo stanno iniziando a bloccare i prelievi dei propri clienti che hanno investito in particolari strumenti. Strumenti che alimentano silenziosamente un mercato da $2.000 miliardi: quello del credito privato, con una quota significativa legata al risparmio pensionistico. Un mercato che avrebbe già raggiunto il 6% di default ufficiale questa primavera, con stime in rialzo che ricordano in modo inquietante la retorica rassicurante dei prestatori subprime nel 2007.
Il private credit è una forma di intermediazione finanziaria diretta in cui fondi di investimento specializzati concedono prestiti a imprese che il sistema bancario tradizionale ha progressivamente abbandonato dopo il giro di vite regolatorio seguito al 2008. Non esiste sportello, non esiste documentazione pubblica accessibile, non viene emesso alcun rating da parte di agenzie indipendenti: le condizioni vengono negoziate in modo bilaterale e il prestito rimane iscritto nei libri del fondo per tutta la sua durata senza passare attraverso mercati secondari organizzati. Questa struttura opaca non sembrerebbe un effetto collaterale del modello, ma una sua caratteristica costitutiva. [...]
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