Quando il dollaro si porta stabilmente sopra quota 1,14 sull’euro, come sta accadendo in questa seduta con il cambio fermo a 1,144, vale la pena chiedersi se i mercati azionari europei stiano davvero ignorando un segnale che storicamente ha anticipato fasi di turbolenza significativa sulle principali piazze finanziarie del Vecchio Continente.
Il punto è che un dollaro relativamente debole nei confronti dell’euro non è solo una questione valutaria astratta: potrebbe influenzare la competitività delle esportazioni europee, comprimere i margini delle società quotate più esposte ai ricavi in dollari, e spingere i grandi flussi di capitale internazionale a riconsiderare l’allocazione geografica dei propri portafogli. [...]
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