Per anni le grandi compagnie energetiche sono state considerate quasi una rappresentazione finanziaria del prezzo del petrolio. Quando il greggio saliva, aumentavano utili e dividendi; quando scendeva, si riducevano investimenti, flussi di cassa e remunerazione degli azionisti. Un legame semplice, apparentemente inevitabile.
Negli ultimi tempi questa relazione è diventata meno lineare. Le società che hanno continuato a dipendere quasi esclusivamente dagli idrocarburi restano esposte alle oscillazioni delle commodity, mentre quelle che hanno diversificato attività, aree geografiche e fonti di finanziamento possono cercare di trasformare la volatilità in un vantaggio competitivo. [...]
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