Come è possibile che un’azienda con oltre cinquant’anni di storia, presente negli armadi di mezzo mondo e con un marchio riconoscibile quasi quanto quello di Coca-Cola, si ritrovi oggi a scambiare in borsa a prezzi che non vedeva da anni, con una capitalizzazione crollata da circa $187 miliardi a poco più di $62 miliardi in meno di tre anni?
Quando il mercato taglia il valore di un’azione quasi a metà, lo fa raramente per caso: di solito riflette una narrativa di crisi strutturale che, nel caso specifico, potrebbe però rivelarsi una lettura eccessivamente punitiva rispetto a quanto i dati fondamentali sembrerebbero effettivamente suggerire. [...]
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