Il nucleare non è mai davvero scomparso dall’equazione energetica globale, ma per decenni ha occupato una posizione marginale nel dibattito mainstream, compresso tra i ricordi di Chernobyl e Fukushima e la narrazione dominante delle energie rinnovabili. Quello che potrebbe cambiare radicalmente nel corso del prossimo decennio è la sovrapposizione di tre vettori strutturali che si rafforzano a vicenda: una domanda di elettricità in forte accelerazione trainata dall’intelligenza artificiale, la necessità crescente di fonti energetiche dispatchable (cioè erogabili su richiesta, a prescindere dalle condizioni atmosferiche), e un ciclo di innovazione tecnologica che sta producendo architetture reattoriali di nuova generazione con profili di sicurezza radicalmente superiori rispetto alle tecnologie del secolo scorso.
Il mercato nucleare globale valeva circa $40,5 miliardi nel 2025 e le proiezioni lo porterebbero a circa $52,6 miliardi entro il 2034, con un tasso di crescita annuo composto stimato intorno al 3%. Una traiettoria che, considerata isolatamente, potrebbe sembrare prudente. Il dato aggregato, tuttavia, tende a sottorappresentare la componente più dinamica del settore: quella dei reattori modulari di dimensioni ridotte, denominati SMR (Small Modular Reactors), e dei microreattori, che configurano una categoria tecnologica sostanzialmente inedita rispetto ai grandi impianti convenzionali. [...]
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