Il rial iraniano ha toccato il minimo storico di 1,992 milioni per dollaro, in un contesto in cui Washington ha annunciato una "schiacciante operazione economica" contro Teheran. Il crollo della valuta iraniana potrebbe essere un termometro geopolitico capace di misurare la temperatura di una crisi con riverberi diretti sui prezzi dell’energia globale e, per estensione, sulle aspettative di inflazione che oggi condizionano ogni decisione di portafoglio. Ma quanto sta davvero pesando questa pressione sul portafoglio degli investitori? La risposta può sconvolgere.
Per comprendere la portata di quanto sta accadendo, vale la pena partire dal dato nella sua dimensione più concreta. Sul mercato non regolamentato iraniano, il rial viene scambiato a quota 1,992 milioni per dollaro, un valore che rappresenta un minimo storico assoluto. La distinzione tra mercato parallelo e cambio ufficiale non è un tecnicismo secondario: in un’economia sottoposta a un regime sanzionatorio pluridecennale, il tasso di cambio non regolamentato tende a funzionare come il vero indicatore della pressione finanziaria reale, perché riflette la domanda e l’offerta effettiva in assenza dei meccanismi di controllo artificiale che le autorità monetarie di Teheran cercano di applicare sul cambio ufficiale. [...]
Questo articolo è riservato agli abbonati
Sostieni il giornalismo di qualità, abbonati a Money.it
Accedi ai contenuti riservati
Navighi con pubblicità ridotta
Ottieni sconti su prodotti e servizi
Disdici quando vuoi
Sei già iscritto? Clicca qui
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Commenta: