Comprare azioni quando gli indici viaggiano vicino ai massimi storici è il contrario di quello che solitamente consigliano di fare, ma non sembra una pessima idea oggi, considerando che negli ultimi mesi il mercato americano è diventato meno caro di quanto fosse a inizio anno. Il motivo non è un calo dei prezzi ma una revisione al rialzo delle stime sugli utili. Secondo i dati di Yardeni Research citati da Kiplinger, il rapporto prezzo/utili prospettico dell’S&P 500 è sceso sotto quota 20, contro il 23,5 di un paio di mesi prima. Il PEG ratio, che rapporta la valutazione al ritmo di crescita atteso, è passato da oltre 1,4 di inizio 2026 a 0,8. Su quel parametro le azioni americane risultano circa il 40% meno care rispetto a febbraio. Il contesto, però, resta tutt’altro che tranquillo.
L’instabilità geopolitica tiene i mercati globali in tensione e il canale più delicato è quello energetico. Prezzi dell’energia più alti significano inflazione più alta, e questo mette la Federal Reserve in una posizione scomoda. Nel frattempo le stime sugli utili operativi continuano a salire e i margini netti restano sui livelli più alti da anni. Finché gli utili attesi crescono più rapidamente delle quotazioni, un titolo può risultare a sconto anche a valori elevati. [...]
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