L’argento spot prosegue la fase di debolezza delle ultime sedute, muovendosi in un intervallo tra i 62,8 e i 65 dollari l’oncia. Il rapporto oro/argento si attesta a 67,86, secondo FXStreet. Il fattore scatenante è lo stesso da giorni, ovvero la probabilità di un rialzo dei tassi della Federal Reserve oggi, secondo il CME FedWatch Tool, che è salita al 92,5%, dall’86,5% del giorno precedente, per effetto anche del petrolio più caro e dei dati sull’inflazione USA più solidi delle attese.
L’argento aveva toccato un massimo storico intraday attorno ai 121,6 dollari l’oncia il 29 gennaio 2026, al culmine di un rally alimentato da un deficit di offerta pluriennale, dalla domanda dei settori solare e dei semiconduttori e dalla scarsità di scorte fisiche a Londra. Il 30 gennaio, però, il mercato ha subito uno dei crolli più violenti della sua storia, con il prezzo che è passato da oltre 121 a meno di 70 dollari in una sola seduta, un calo del 31%, salvo poi chiudere comunque il mese con un guadagno mensile del 19%. Ai livelli attuali, attorno ai 65 dollari, l’argento tratta quindi circa il 47% sotto quel massimo di gennaio. Un ritracciamento profondo, anche se il metallo resta su livelli storicamente elevati rispetto a un paio di anni fa. [...]
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