L’indice FAO dei prezzi alimentari ha toccato ad agosto 133,3 punti, il livello più alto dal novembre 2022, con tutte le componenti in rialzo, cioè cereali, oli vegetali, zucchero, carne e latticini. Il capo economista Maximo Torero ha parlato di un premio al rischio che torna sui mercati del cibo per la convergenza di shock climatici, tensioni geopolitiche e logistica commerciale interrotta. L’indice resta comunque del 17% sotto il picco del marzo 2022.
Il prezzo mondiale del grano è salito del 2,6% in un mese e del 15% in un anno, a Chicago il contratto di settembre ha chiuso agosto a 7,67 dollari il bushel, il livello più alto dal luglio 2023, con un rialzo del 30% dai minimi di giugno. Le cause di questo rialzo si sommano una sull’altra. La siccità e il caldo hanno tagliato le rese in Europa e negli Stati Uniti, dove è in corso la peggiore siccità dal 2013. Nel Mar Nero, da cui passa circa un terzo del commercio mondiale di grano, gli attacchi incrociati tra Russia e Ucraina hanno paralizzato i porti. L’export marittimo russo di cereali è calato del 62% ad agosto, quello ucraino è dirottato sul Danubio con tempi di consegna verso l’Egitto passati da 12 giorni a più di un mese e costo dei noli triplicato. La Lettonia prepara un dazio del 300% sul grano russo che cerca sbocco nel Baltico. L’Arabia Saudita ha annullato una gara da 535.000 tonnellate per i prezzi troppo alti, il Pakistan ne ha lanciata una da 750.000, l’Algeria ha comprato a 319-321 dollari la tonnellata contro i 289-290 di agosto. [...]
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