Michael Burry torna a muoversi contro una delle storie più forti di Wall Street. L’investitore diventato celebre per avere anticipato la crisi dei mutui subprime ha incrementato la propria esposizione ribassista su alcuni dei protagonisti dell’intelligenza artificiale, concentrando una parte della scommessa su Micron Technology. Una scelta che arriva proprio mentre il produttore americano di memorie sta attraversando una delle fasi economicamente più favorevoli della propria storia.
Il contrasto non potrebbe essere più netto. Da una parte ci sono ricavi in accelerazione, margini eccezionali e una domanda di memorie per i data center che continua a superare l’offerta. Dall’altra c’è Burry, convinto che proprio queste condizioni possano contenere i presupposti della futura inversione. Non contesta necessariamente la crescita dell’intelligenza artificiale: mette in discussione la possibilità che l’attuale squilibrio tra domanda e offerta e la redditività che ne deriva possano durare indefinitamente. [...]
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