A settembre l’impennata degli yield ha riacceso gli interessi sull’asset obbligazionario. A prima vista, le variabili macroeconomiche nelle principali economie mondiali sembrano “in ordine”, ma c’è qualcosa che scricchiola. Vanno bene i tassi di occupazione, i consumi delle famiglie e la domanda aggregata, e benino il PIL, gli investimenti (industriali e real estate delle famiglie) e i saldi commerciali. Ovviamente questo è il quadro di massima, poi da Stato a Stato le cose cambiano a seconda della variabile in esame.
Tra ciò che non va, invece, c’è anzitutto l’inflazione che si mangia tanto potere d’acquisto, specie del denaro tenuto fermo e infruttifero. Inoltre, in molti Stati i salari reali non crescono alla stessa velocità dei prezzi, acuendo quel fastidioso senso di relativa povertà. Infine ci sono i debiti sovrani sempre più gonfi di soldi presi a prestito, una circostanza che al mercato non piace più di tanto. Anzi. [...]
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