Chiamarlo caos è legittimo, purché si capisca di che tipo. Non siamo davanti a una crisi del debito italiano, almeno non ancora, ma davanti a un rialzo generalizzato dei rendimenti che coinvolge tutti i grandi emittenti, dagli Stati Uniti alla Germania, e che ha portato i tassi su livelli che una generazione di risparmiatori non aveva mai visto.
Le cause si sommano. Il 10 settembre la Bce ha alzato i tassi di 25 punti base, portando quello sui depositi al 2,50%, e Christine Lagarde ha avvertito che l’inflazione resterà sopra l’obiettivo del 2% più a lungo del previsto. Le nuove stime dell’Eurotower indicano un’inflazione al 3,0% nel 2026 e al 2,5% nel 2027. Ad agosto il dato dell’eurozona è salito al 3,2%, spinto da un’energia che corre al 14,3% annuo, con gli swap che scontano un altro rialzo entro dicembre e ulteriori strette nel 2027. A settembre i prezzi al consumo in Italia sono saliti del 4,2% su base annua (dal 3,3% di agosto), con una variazione mensile dello 0,7%. [...]
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